Mausoleo del cardinale Guillaume De Bray

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Altre emergenze architettoniche e culturali:

Il mausoleo del cardinale Guillaume De Bray è senz'altro fra i monumenti più importanti del medioevo figurativo italiano. Progettato e scolpito da Arnolfo di Cambio per la chiesa di San Domenico di Orvieto. [img_assist|nid=518|title=Mausoleo Guillaume De Bray dopo il restauro|desc=(Credit foto: Abbrescia - Santinelli)|link=none|align=left|width=300]Il mausoleo del cardinale Guillaume De Bray è senz'altro fra i monumenti più importanti del medioevo figurativo italiano. Progettato e scolpito da Arnolfo di Cambio per la chiesa di San Domenico di Orvieto. Il domenicano Guillaume de Bray, cardinale del titolo di San Marco, uomo di scienza e di lettere e importante membro della Curia quando il Papa risiedeva a Viterbo e ad Orvieto, morì nel 1282 e volle essere sepolto nella chiesa del suo ordine dove è ancora collocata la sua memoria funebre. Tuttavia, come la gran parte delle opere del Medioevo, soprattutto funerarie, la Tomba in questione subì nei secoli radicali trasformazioni. Ciò fu all'origine di un importante restauro condotto dal 1990 al 2004 con finanziamenti statali.1
Alla vigilia del restauro il monumento si presentava fortemente degradato, molti dei suoi componenti erano andati perduti nel tempo, come si può con certezza affermare per il piano superiore, compreso l’originario baldacchino. Ne risultava compromessa la percezione della forma originaria: ridotto in profondità e in larghezza, incassato nel muro invece che aggettante; il trono e la Vergine rimontati in modo erroneo. Inoltre le statue dei santi, non più nella collocazione originaria ma incassate in nicchie posticce, falsavano completamente tutti i rapporti di “dialogo” simbolico e di relazione tra le statue della parte alta del monumento sepolcrale.

Il restauro, che ha comportato lo smontaggio completo dell’opera e lo studio di ogni singolo pezzo (oltre 200 elementi), ha consentito di comprenderne meglio sia le finalità originarie volute dall’artista, sia la spazialità dell’insieme: una costruzione architettonico–scultorea fortemente connotata da un’innovativa visione prospettica. È stato possibile anche constatare con certezza il frequente ricorso da parte dell’artista all’uso di marmi antichi e apprezzare la grande maestria nel trasformare una statua romana del II secolo d. C. nella figura della Madonna.

Il restauro riscopre e suggerisce gli elementi principali con i quali Arnolfo – aggiornato sulle ultime novità stilistiche che venivano dalla Francia e, sul versante scientifico, interessato ai meccanismi della “percezione visiva” introdotti dagli studi di ottica, di cui Viterbo e Orvieto erano stati in quei tempi i centri di maggiore diffusione – costruisce nella Tomba De Bray una originale profondità prospettica e una nuova spazialità che fanno di questo monumento innanzitutto un capolavoro di “architettura” figurativa.2

  • 1. Il restauro si è avvalso di una équipe multidisciplinare, estesa anche alla collaborazione di professori universitari, architetti, studiosi italiani e stranieri e di un collaudato ed esperto gruppo di restauratori; il coordinamento generale è stato dell’ing. Luciano Marchetti, allora Direttore Regionale dell’Umbria, mentre la dott.ssa Giusi Testa è stato il funzionario storico dell’arte responsabile, per la relativa soprintendenza, della direzione dei lavori.
  • 2. L'intero restauro è stato documentato in un volume Speciale del Bollettino d’Arte contenente gli Atti del Convegno Internazionale sul monumento del cardinale Guillaume De Bray di Arnolfo di Cambio dopo il restauro: convegno che si tenne a Roma e Orvieto tra il 9 e l’11 dicembre 2004, dedicato ad Angiola Maria Romanini che aveva a lungo perorato e quindi seguito da vicino il complesso lavoro di restauro e le ipotesi di ricostruzione dell’opera del grande artista toscano.
    Le informazioni riportate sono tratte dal "Comunicato stampa" per la Presentazione del Volume Speciale del Bollettino d’Arte Arnolfo di Cambio. Il monumento del Cardinale Guillaume De Bray
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